INDICE

 

 

IL PRIMO SOCCORSO

*   I parametri vitali

*   Gravità ed urgenza

*   Le priorità degli interventi

POSIZIONE DI SICUREZZA E TRASPORTO DELL' INFORTUNATO

*   Segni di trauma della schiena e del collo

*   Posizione laterale di sicurezza

*   La respirazione artificiale

*   Massaggio cardiaco

*   La respirazione artificiale manuale

CONDIZIONI PARTICOLARI DI EMERGENZA

LO SHOCK

IL COMA

AVVELENAMENTI

LESIONI DA ALTA TEMPERATURA

*   COLLASSO DA CALORE

*   COLPO DI CALORE

*   COLPO DI SOLE

*   DISIDRATAZIONE

*   USTIONI

LESIONI DA BASSA TEMPERATURA

*   ASSIDERAMENTO

*   CONGELAMENTO

EMORRAGIE

*   USO DEL LACCIO EMOSTATICO

*   EMORRAGIE DA CAVITA' NATURALI

*   APPARATO GENITALE FEMMINILE

*   BOCCA

*   INTESTINO

*   NASO

*   ORECCHIO

*   VIE URINARIE

LESIONI DA FOLGORAZIONE

INFARTO DEL MIOCARDIO

LESIONI DELL'OCCHIO

CONVULSIONI

SOFFOCAMENTO "ab ingestis"

DISPNEA

VOMITO

SVENIMENTO

ANNEGAMETO

CRAMPI

ICTUS

TRAUMI

*   TRAUMI DEL TORACE

*   TRAUMI ADDOMINALI

*   TRAUMI DEL CRANIO E DELLA COLONNA

FRATTURE E LUSSAZIONI

FERITE DELLA PELLE E DEI TESSUTI MOLLI

BENDAGGIO

 


IL PRIMO SOCCORSO

 

Il primo soccorso è l'aiuto che si presta alla persona o alle persone che sono state vittime di un incidente o di un malore.

Tale aiuto non deve essere necessariamente, di natura medica, anzi il primo soccorritore non ha il compito di sostituirsi al sanitario che interverrà al più presto possibile.

Egli deve invece preservare l'infortunato dall'aggravamento delle sue condizioni per l'intervento di cause aggiuntive.

Solamente di fronte ad aspetti a lui ben noti e su cui abbia diretta conoscenza ed adeguata preparazione, effettuerà le poche manovre che l'esperienza gli suggerisce.

 

 

- Principi di carattere generale -

 

I parametri vitali

Gravità ed urgenza

Le priorità degli interventi

 

 

 

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I PARAMETRI VITALI

 

Senza farsi prendere dall'affanno di fare qualche cosa ad ogni costo, il primo soccorso all'infortunato comincia dal riconoscimento dei parametri vitali :

lo stato della coscienza,

il respiro

le condizioni dell'apparato circolatorio.

 

*   La perdita della coscienza è una situazione simile al coma ma che il più delle volte, quando non è dovuta a gravi intossicazioni, a folgorazione o ad importanti lesioni dell'encefalo, regredisce e si risolve senza dar luogo a reliquati importanti.

*   L'insufficienza respiratoria insorta dopo un infortunio, è sempre manifestazione di uno stato grave. La mancanza totale della respirazione , specie se accompagnata da conseguente arresto cardiaco, richiede l'intervento delle manovre di rianimazione:

*   respirazione artificiale e massaggio cardiaco.

*   L'arresto cardiaco, con la mancata rilevazione del polso nei punti tradizionali di rèpere, richiede l'intervento delle manovre di rianimazione.

 

 

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POLSO ARTERIOSO

 

La palpazione del polso è quell' indagine che può dare immediatamente nozioni dirette sull' attività cardiaca e su molte condizioni circolatorie.

Le sedi preferite per la

palpazione del polso sono:

*   la radiale

*   (la più comoda ed accessibile),

*   la carotidea,

*   la più prossima all' aorta e quindi

*   al ventricolo sinistro,

*   la brachiale

nella metà interna della piega del gomito ad avambraccio leggermente flesso.

Per la palpazione dell' arteria radiale vengono usati i polpastrelli delle ultime quattro dita della mano dell' operatore.

Per la palpazione della carotide e della brachiale si usa generalmente il pollice il cui polpastrello è dotato di un'area tattile di superficie maggiore rispetto alle altre dita.

La frequenza del polso e la sua ritmicità sono la diretta espressione della frequenza cardiaca, salvo alcune eccezioni in cui la frequenza alla radiale può essere inferiore a quella cardiaca come accade:

*   per i battiti extrasistolici, facili a rilevarsi perché generalmente isolati rispetto al tipo di aritmia che ne deriva;

*   per la fibrillazione atriale, dove l'aritmia è totale a causa dei battiti che non sono abbastanza validi da pervenire fino alla periferia.

Il volume del polso è espressione dell' ampiezza (che corrisponde alla pressione differenziale tra massima e minima), dell' altezza (che dovrebbe corrispondere alla pressione sistolica), della gettata cardiaca e del tono ed elasticità della parete arteriosa.

Sotto questo punto di vista il polso può essere ampio (valido) o piccolo (filiforme).

Degni di menzione: polso.

*   il battito postextrasistolico che segue all' extrasistole ed è più valido delle altre pulsazioni perché la pausa più lunga consente un maggiore riempimento del ventricolo sinistro e quindi una sistole più valida (legge di Sterling);

*   il polso alternante per il volume del polso che cambia ad ogni battito alternando battiti più ampi a battiti meno ampi e che è sempre espressione di grave compromissione del ventricolo sinistro;

*   il polso bigemino dovuto ad un bigeminismo extrasistolico;

*   anisosfigmia, o disuguaglianza nel volume dei due polsi.

 

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GRAVITA’ ED URGENZA

 

NON sempre la gravità dell'infortunio richiede un intervento di urgenza.

E' l'esempio tipico della sospetta frattura della colonna vertebrale: il caso è certamente grave, ma non richiede urgenza assoluta.

Se non si è in grado o se non vi è la possibilità di far assumere all'infortunato la posizione di sicurezza è preferibile lasciare il paziente assolutamente immobile nell'attesa di soccorritori qualificati ad effettuare un trasporto corretto.

Sono invece da considerare urgenti tutti i casi di emorragie vistose o quelli in cui vi sono manifeste difficoltà cardiorespiratorie.

In questi casi non c'è tempo da perdere.

Il sofferente va soccorso subito, in qualsiasi modo.

 

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Le priorità degli interventi

 

Il primo soccorritore dovrà rispettare un ordine delle priorità.

Una delle finalità di questi appunti è anche quella di aiutarlo in questo compito.

*   Cosa evitare di fare?

*   Cosa fare per prima?

*   Cosa fare subito dopo ?

*   Come evitare che il primo soccorritore diventi subito la seconda vittima?

*   Come stabilire che la causa del primo incidente non sia ancora attiva?

E, nel caso che gli infortunati siano più di uno, il primo soccorritore sarà in grado di ricordare che una crisi di panico o il sangue che scorre da una piccola ferita impressionano più del soffocamento silenzioso di un infortunato che ha perso conoscenza e che potrebbe essere salvato con poche manovre liberatorie delle vie aeree.

 

 

 

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POSIZIONE DI SICUREZZA E TRASPORTO DELL' INFORTUNATO

 

Se il primo soccorritore da solo o con l'aiuto di altre persone deve comunque provvedere all'assetto e/o al trasporto di un traumatizzato è importante scegliere con cura il miglior modo per farlo.

Le misure di emergenza devono essere ridotte al minimo e devono essere comunque finalizzate al solo scopo di far arrivare l'infortunato rapidamente e senza pericolo di aggravarne le condizioni, direttamente nelle mani di chi ha il compito e la competenza di iniziare o condurre a termine il vero e proprio soccorso.

TRASPORTO DELL' INFORTUNATO

 

Per prevenire lo shock occorre coprire la persona onde evitarne il raffreddamento e mantenerlo al caldo senza modificarne la posizione.

Quando non c'è motivo di sospettare una lesione vertebrale sono numerose ed intuitive le modalità con le quali un solo soccorritore può trasportare un infortunato o aiutare a farlo muovere con i suoi propri mezzi:

*   per trascinamento con varie modalità: presa per le caviglie, per le spalle, per mezzo di una coperta ,

*   per sollevamento: alla maniera dei VVFF, caricandosi la persona su una spalla o portandolo a cavalcioni sulla schiena.

Qualora i soccorritori siano almeno due e sempre che non ci sia il sospetto di un trauma vertebrale la prima misura di emergenza può essere quella di allontanare il traumatizzato con ogni mezzo dalla zona del pericolo.

Se si deve muovere un infortunato che si trova in stato di incoscienza, occorre prendere le stesse precauzioni che si prendono quando si sospetta una lesione della colonna vertebrale.

Infatti il punto più importante nel primo soccorso in caso di trauma vertebrale accertato o sospetto è l'immobilizzazione dell'infortunato per prevenire lesioni del midollo spinale.

La colonna è composta dalle vertebre sovrapposte che circondano il midollo spinale e lo proteggono.

Una vertebra fratturata può ledere o schiacciare il midollo determinando conseguenze gravi anche a distanza.

I traumi della colonna vertebrale sono le conseguenze di gravi cadute o di incidenti stradali oltre che di ferite dirette.

Sono questi i motivi per cui bisogna evitare di muovere la persona traumatizzata a meno che l'infortunato o i suoi soccorritori non siano in grave pericolo.

Ma anche in questo caso è importante che il trasporto dell'infortunato avvenga senza fargli flettere o ruotare il collo o la schiena.

Trasporto dell’infortunato

Per motivi di grave emergenza (incendio, inalazione di tossici, pericolo di crolli ecc...) si può rendere necessario ed urgente effettuare lo spostamento manuale dell'infortunato.

Le manovre più accreditate sono rappresentate nelle seguenti figure.

 

  fig. 1 A – B Quando si tratta di un solo soccorritore: metodo del
 
  

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fig.2 Trasporto dell'infortunato sulle spalle di un solo soccorritore:

metodo dello zaino.

 

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fig. 3 Trasporto per trascinamento su una coperta da parte di un solo

soccorritore e con particolare riguardo all'allineamento della colonna vertebrale.

 

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fig. 4 Trasporto sulle mani incrociate di due soccorritori.

 
 

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fig. 5 Utilizzo di una sedia o altro quando i soccorritori sono due

 

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  fig. 6 Trasporto dell'infortunato con più soccorritori con particolare riguardo all'allineamento della colonna vertebrale.

 

 

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fig. 7 Trasporto per sollevamento  di un bambino

 
 

 

 

 

 

 

Segni di trauma della schiena e del collo

Posizione laterale di sicurezza

La respirazione artificiale

Massaggio cardiaco

La respirazione artificiale manuale

 

 

 

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 Segni di trauma della schiena o del collo

 

Se l'infortunato è in condizioni di rispondere occorre domandare se avverte dolore localizzato alla schiena o al collo e se avverte paralisi o indebolimento o formicolio di un arto.

Se l'infortunato è incosciente occorrerà presumere che abbia subito un trauma anche alla schiena e comportarsi di conseguenza.

   Conviene affrontare il rischio di muovere comunque l'infortunato in una delle seguenti evenienze:

Quando il soggetto giace bocconi nel fango o in una pozzanghera e non può respirare.

Quando il soggetto si trova a faccia in giù e non ha polso ed ha bisogno di essere rianimato.

Quando il soggetto è supino ma rischia di soffocare per il vomito o per emorragia in prossimità o all'interno della bocca.

(In questo caso il soggetto andrebbe girato su un fianco).

Quando un soggetto si trova in stato di incoscienza ed in posizione supina corre il rischio di restare soffocato dal rilasciamento della lingua che cade così all'indietro occludendo le vie respiratorie.

(In questo caso la testa del soggetto andrebbe mantenuta in estensione).

Quando la vita del soggetto e quella dei soccorritori è minacciata dalle fiamme o dal pericolo di esplosioni. In questi casi serve l'aiuto di altri soccorritori: il soggetto va girato sul dorso e trattato come se fosse costituito da un pezzo unico, cioè non articolato in segmenti.

Qualora il primo soccorritore fosse proprio solo e l'intervento urgente, l'infortunato dovrà essere mosso per strisciamento e trasportato mantenendo la testa immobilizzata ed allineata col collo e col dorso senza farle subire torsioni o bruschi movimenti di estensoflessione.

 

 

 

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POSIZIONE LATERALE DI SICUREZZA :  

Significato

Questi due atteggiamenti: paziente su un fianco e testa in estensione, sono le componenti essenziali della posizione laterale di sicurezza che deve essere raggiunta senza provocare torsioni del capo sull'asse longitudinale della colonna.

Metodo

La metodica è estremamente semplice e chiunque può praticarla purché sappia che le manovre occorrenti sono solo i mezzi per raggiungere la finalità più sopra descritta e servono ad evitare il peggioramento delle condizioni dell'infortunato nell'attesa di essere trasportato in un luogo idoneo ad erogare il soccorso medico vero e proprio.

Attuazione

*   inginocchiarsi di fianco all'infortunato;

*   slacciare cravatta, cintura, colletto, corsetti, elastici ecc.;

*   vuotare la bocca del suo contenuto mobile: protesi dentaria, residui di cibo, sangue, vomito ecc.;

*   preparare uno spessore di stoffa o di indumenti ripiegati ed infilati con delicatezza sotto il capo e disposti in maniera che eventuali sostanze defluenti dalla bocca colino direttamente sul pavimento o su altra stoffa asportabile con facilità;

*   atteggiare il capo in iperestensione spingendo in avanti gli angoli della mandibola per far migliorare la pervietà delle vie aeree superiori ed evitare la caduta della testa in avanti;

*   allungare ad angolo retto il braccio dell'infortunato che si trova dal lato del soccorritore;

*   flettere il ginocchio del lato opposto a quello del soccorritore;

*   ripiegare l'altro braccio sul torace;

*   afferrare contemporaneamente la spalla ed il bacino dal lato opposto a quello del soccorritore e ruotarli in avanti mentre, un altro soccorritore con movimento coordinato, sposta nello stesso senso il capo ed il cuscino insieme , in maniera che l'assetto definitivo coincida con quello della posizione n.1;

 

 

*   orientare secondo convenienza le braccia che, a manovra completata, vengono a trovarsi entrambe dalla parte del soccorritore: il braccio a contatto col pavimento può restare allungato sotto il corpo o piegato sotto la testa a mo' di cuscino, quello superiore flesso al gomito presenta la mano a contatto del pavimento;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*   agganciare il piede dell'arto flesso al polpaccio dell'arto sottostante.

 

 

*   Questa posizione che va attuata sempre, specie per le persone in stato di non coscienza,

*   può essere tenuta anche a lungo se le condizioni del polso e del respiro lo consentono.

 

POSIZIONE DI SICUREZZA SUPINA PER:

*  traumi osteoarticolari

*  Patologie cerebrali

*  lesioni addominali

 

POSIZIONE DI SICUREZZA SUPINA A GAMBE SOLLEVATE PER:

*  svenimenti

*  collassi

 

Le posizioni di sicurezza

 

POSIZIONE DI SICUREZZA SEMISEDUTA PER:

*  lesioni del torace

*  infarto del miocardio

 

Posizione seduta

 

 

 

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LA RESPIRAZIONE ARTIFICIALE

 

Si pratica bocca / bocca o bocca / naso quando gas asfissianti, ustioni, folgorazioni provocano arresto respiratorio.

 NON si pratica quando la sostanza inquinante è velenosa

(es. acido cloridrico, ammoniaca

, biossido di zolfo, acido nitrico).

In questi casi è possibile da parte di esperti praticare la respirazione con apparecchi speciali.

Per praticare la respirazione artificiale:

*   si mette l'infortunato in posizione supina, gli si slacciano gli indumenti attorno al corpo e ci si pone al fianco in ginocchio ed all'altezza del capo;

*   con il pollice e l'indice di una mano si afferra la mandibola dell'infortunato e la si sposta in avanti mentre con l'altra mano si solleva la nuca estendendo indietro la testa più che sia possibile;

La mandibola va spinta in avanti per migliorare la pervietà

delle vie aeree superiori

*   si apre poi la bocca dell'infortunato spingendo la mandibola dall'alto in basso

*   e liberando la bocca del suo contenuto se il paziente ha vomitato;

*   si inspira profondamente;

*   si applica la propria bocca alla bocca ed al naso dell'intossicato;

*   si espira profondamente nelle vie aeree del soggetto finché non se ne

*   ottiene il sollevamento del torace.

Mantenere il capo in estensione, soffiare con forza nella bocca dell'infortunato, mantenere chiuse le narici, controllare che il petto dell'infortunato si sollevi

Vanno praticate 12 -15 insufflazioni al minuto.

                         

In assenza del battito si pratica anche il massaggio cardiaco.

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MASSAGGIO CARDIACO

In caso di assenza di battito (polso), la respirazione artificiale va abbinata col massaggio cardiaco:

*   Si applica il palmo di una mano incrociata con l'altra all'altezza dello sterno,

*   cioè nel mezzo del torace;

*   Si esercitano robuste pressioni alternate

*   (cinque per ogni insufflazione bocca a bocca).

Paziente disteso su un piano rigido: una mano sullo sterno dell'infortunato, l'altra mano incrociata sulla precedente,

Si preme ritmicamente (60 pressioni al minuto circa)

                      

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LA RESPIRAZIONE MANUALE

          

Qualora per condizioni ambientali manchi la possibilità, l'esperienza o la volontà di effettuare la respirazione artificiale bocca a bocca, esiste sempre l'alternativa di procedere alla respirazione artificiale secondo i metodi tradizionali e compiendo un insieme di manovre finalizzate a realizzare passivamente quei movimenti attivi di inspirazione e passivi di espirazione che si compiono nei normali atti respiratori.

La respirazione artificiale manuale è caduta in disuso perché meno efficace dei metodi che prevedono l'insufflazione dell'aria direttamente nell'albero respiratorio e perché non è praticabile ai traumatizzati stradali o quando si ha motivo di ritenere che l'infortunato abbia riportato, nel corso di un incidente traumatico, una frattura agli arti superiori, al torace, alla colonna.

Il metodo:

*   liberare le prime vie aeree dalle sostanze solide (cibo, protesi dentarie...) o liquidi (sangue, vomito mucosità o altro...) e controllare la posizione della lingua che non si rovesci verso il retrobocca;

*   paziente supino con operatore dietro la testa del paziente;

*   il capo del paziente viene tenuto in estensione e sorretto da una coperta arrotolata e disposta trasversalmente all'altezza delle spalle;

*   il soccorritore inginocchiato all'altezza della testa dell'infortunato, ne afferra saldamente entrambi i polsi e solleva le braccia in alto ed al disopra del capo (movimento passivo di inspirazione);

           

 

*   nel secondo tempo il soccorritore esegue il movimento opposto incrociando le braccia dell'infortunato sulla parte inferiore del torace comprimendolo con forza, aiutandosi anche col peso del proprio corpo (questo movimento determina la fuoruscita dell'aria contenuta nell'albero respiratorio: movimento per l'espirazione).

           

        

I due movimenti devono essere ripetuti ritmicamente circa 12 volte al minuto.

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CONDIZIONI PARTICOLARI

DI EMERGENZA

LO SHOCK

IL COMA

LESIONI DA ALTA TEMPERATURA

LESIONI DA BASSA TEMPERATURA

EMORRAGIE

LESIONI DA FOLGORAZIONE

INFARTO DEL MIOCARDIO

LESIONI DELL'OCCHIO

CONVULSIONI

SOFFOCAMENTO "ab ingestis"

DISPNEA

VOMITO

SVENIMENTO

ANNEGAMENTO

CRAMPI

ICTUS

TRAUMI

FRATTURE E LUSSAZIONI

FERITE DELLA PELLE E DEI TESSUTI MOLLI

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 LO SHOCK

Fu usato tale termine per la prima volta per indicare il quadro di collasso circolatorio cui andavano incontro i soldati feriti sul campo di battaglia.

Nel linguaggio corrente si intende per shock una turba psichica e nervosa dovuta a spavento o ad emozione, condizione passeggera che si risolve, anche spontaneamente o magari con un'assistenza di tipo psicologico.

       In medicina lo stato di shock è tutt'altra cosa.

Si indica con questo termine uno stato di sofferenza cellulare ad evoluzione non reversibile spontaneamente; esso é dovuto essenzialmente ad una insufficiente perfusione ematica di organi vitali ed all'incapacità di questi organi ad utilizzare l'ossigeno.

  Le cause:

*   perdita di sangue per emorragia o perdita di liquidi (vomito, diarrea);

*   insufficienza della pompa cardiaca;

*   alterazioni della microcircolazione

*   (anafilassi, infezioni settiche, iposurrenalismo);

*   alterazioni del controllo nervoso di regolazione della circolazione del sangue.

In definitiva si tratta di uno squilibrio creatosi fra il calibro dei vasi ed il sangue, fra contenitore e contenuto.

La causa della perdita dell'equilibrio idrodinamico è dovuta a fattore neurogeno, al dolore connesso con i gravi traumi o all'introduzione nell'organismo di sostanze capaci di scatenare nell'individuo una reazione allergica.

       Le conseguenze:

Lo stato di shock insorto per emorragia nei feriti, nelle gravi ustioni, nelle gravi fratture, negli avvelenamenti, nei gravi traumi contusivi, nei gravi traumi psichici, è grave e progressivo; a volte è inarrestabile fino all'exitus.

       I sintomi:

I sintomi comuni alle varie forme di shock sono: caduta della pressione arteriosa, polso frequente e debole (tranne nella forma neurogena dove, all'inizio, può esserci bradicardia), dispnea (aumenta la frequenza respiratoria per migliorare l'ossigenazione del sangue), cute fredda e sudata, irrequietezza o torpore fino al coma.

Diuresi diminuita o assente.

       Il trattamento:

Il paziente deve essere mantenuto disteso con le gambe sollevate (30 gradi) per assicurare un maggiore ritorno di sangue al cuore.

      Occorre inoltre:

*   somministrare ossigeno dopo aver tamponato le eventuali emorragie che possono essere la causa dello shock stesso,

*   effettuare un trasporto rapido in ospedale con infusione intravenosa durante il trasporto.

    Premessa

Lo shock in tutte le sue varie forme cliniche consiste in una caduta improvvisa della pressione arteriosa cui consegue una riduzione dell'irrorazione di tutti gli organi.

      Lo shock si distingue in:

*   shock emorragico dovuto a perdita del liquido circolante;

*   shock neurogeno: a parità di contenuto ematico il sistema circolatorio aumenta il calibro dei suoi vasi per vasodilatazione da stimolazione nervosa conseguente a forte dolore fisico o gravi emozioni;

*   shock cardiogeno: per disfunzione della pompa cardiaca;

*   shock anafilattico: per reazione allergica generalizzata causata da punture di insetti, farmaci o alimenti. La reazione è dovuta ad una seconda inoculazione di una sostanza proteica verso cui l'organismo è sensibilizzato.

In tutte le forme di shock la sintomatologia è praticamente la stessa: aumento del numero delle pulsazioni, bassa pressione arteriosa, respiro superficiale e frequente, coscienza obnubilata, pallore della cute che è anche fredda e sudata.

Nello shock anafilattico si manifestano di solito quattro stadi:

*   prurito ed orticaria,

*   arrossamenti cutanei a volte associati a segni gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea,

*   disturbi della respirazione con segni di soffocamento,

*   abbassamento della pressione arteriosa con, eventualmente, perdita della coscienza.

      Cause dello shock anafilattico

Gli insetti la cui puntura può provocare lo shock sono numerosissimi, tuttavia nella maggioranza dei casi si tratta di api o di vespe.

*   L'ape domestica, da tempo immemorabile allevata dall'uomo, è un insetto poco aggressivo, salvo che nelle vicinanze dell'arnia. Il suo pungiglione è seghettato e viene trattenuto nella ferita assieme al tratto terminale dell'intestino ed al sacculo del veleno. L'insetto così eviscerato muore rapidamente.

*   I vespidi che possono pungere hanno in comune la seguente caratteristica: dopo la puntura, estraggono il dardo col quale possono ripungere una seconda volta comprendono:

*   vespe propriamente dette di cui si conoscono numerose varietà.

*   Esse sono circa della metà più piccole dei calabroni;

*   calabroni sono i più grossi tra i vespidi: colore giallo a striature trasversali.

Cosa fare

La terapia vera e propria è di competenza del medico, tuttavia è bene che anche il primo soccorritore sappia che l'intervento essenziale consiste nel precoce impiego dei farmaci antireazionali che, nell'ordine, sono:

*   l'adrenalina in soluzione dell'1 per mille alla dose di ml 0,3 - 0,4 per via sottocutanea ristabilisce i valori pressori, risolve il broncospasmo e gli edemi ed è quindi il rimedio prioritario dello stato di shock e soprattutto agisce in tempi brevissimi (secondi);

*   gli antistaminici, potenti inibitori dei recettori dell'istamina uno dei maggiori mediatori dello stato di shock anafilattico, agiscono in tempi brevi (minuti primi);

*   i cortisonici agiscono in tempi piuttosto lunghi (ore 3 - 4 ) quindi esulano dal campo del primo soccorso vero e proprio.

      La prevenzione

Il soggetto che ha avuto un incidente anafilattico da puntura di insetto è da considerare a rischio che l'evento si ripeta in occasione di un'altra puntura.

Sarebbe il caso che tale soggetto porti sempre con se uno di quei kit esistenti in commercio per farsi iniettare il rimedio prioritario da persona a conoscenza dell'uso dell'adrenalina ed autorizzata a farlo.

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IL COMA

Si intende per coma una inibizione della coscienza modica o elevata con funzioni neurovegetative più o meno conservate.

In genere sono abolite le facoltà della vita di relazione ossia di coscienza, di motilità volontaria e di sensibilità, mentre permangono quelle della vita vegetativa inerenti la respirazione, circolazione e nutrizione.

      Gravità:

Si riconoscono vari gradi di coma a secondo della gravità.

Nelle forme leggere il paziente appare disorientato, ma si muove spontaneamente.

Nelle forme più gravi , fino al coma profondo, il paziente perde le attività volontarie e non si riesce ad entrare in comunicazione con lui.

       Causalità:

*           da lesioni organiche: emorragia, trombosi, neoplasmi, traumi;

*           da ipossia (mancanza di ossigeno) ed ischemia: intossicazione da Ossido di Carbonio, arresto circolatorio;

*           da alterazione metabolica: coma diabetico, epatico, uremico, da alta concentrazione di anidride carbonica nel sangue.

Trattamento:

*   controllare la respirazione e la circolazione (tecniche di rianimazione);

*   far assumere la posizione di sicurezza;

*   somministrare ossigeno;

*   controllare eventuali emorragie;

*   NON somministrare bevande.

*  TRAUMI DEL CRANIO E DELLA COLONNA

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    AVVELENAMENTI

Avvelenamento è lo stato patologico causato dall'assorbimento di sostanze tossiche per inalazione, per ingestione, per contatto, per iniezione (overdose) e dall'azione che le sostanze assorbite esercitano sull'organismo.

Quasi tutte le sostanze di cui trattasi sono accuratamente studiate e tabellate.

Ognuna di esse per le sue caratteristiche chimiche o di tossicità, assorbimento ed azione, può provocare quadri morbosi differenti per ognuno dei quali è indicata un'apposita terapia.

Tuttavia in questa sede non è assolutamente il caso di pretendere che il primo soccorritore le impari ed al momento opportuno se ne ricordi.

Il nostro assunto su questo tema è invece quello di fissare poche e semplici regole di comportamento generale finalizzate al compito di fare quel poco che va fatto senza perdere tempo prezioso.

      Il grafico sottostante ha quell'intendimento.

*   L'INTOSSICATO NON RESPIRA ED E' SENZA POLSO:

respirazione artificiale

massaggio cardiaco

*   L'INTOSSICATO E' INCOSCIENTE E VOMITA:

posizione di sicurezza E COSI' MANTENUTO FINO ALL'ARRIVO DEI SOCCORSI

AVVELENAMENTO DA FARMACI

Cosa non fare

Non provocare il vomito se il paziente perde sangue dalla bocca.

Non farlo bere per forza.

Non far bere latte a meno che il paziente non abbia già vomitato e sia cosciente.

Non provocare il vomito in pazienti incoscienti.

Cosa fare

Se cosciente interrogate il paziente sui farmaci ingerite e sulle dosi.

Cercare di procurare il vomito se cosciente.

Se incosciente ponetelo in posizione di sicurezza.

Se vi sono difficoltà respiratorie praticare la respirazione artificiale.

INTOSSICAZIONI DA ERBE E PIANTE

Cosa non fare

Non strofinare la zona irritata, non toccare labbra ed occhi prima di essersi lavate bene le mani.

Non far vomitare se il paziente è incosciente o se è in corso una crisi convulsiva.

Non somministrare liquidi se il paziente è incosciente.

Cosa fare

Sciacquare ripetutamente con acqua e sapone le parti colpite.

Far vomitare se cosciente e quindi somministrare acqua e latte per diluire la concentrazione della sostanza eventualmente ingerita.

Se vi è arresto cardiaco praticare la respirazione artificiale e il massaggio cardiaco.

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    LESIONI DA ALTA TEMPERATURA

 

COLLASSO DA CALORE

COLPO DI CALORE

COLPO DI SOLE

DISIDRATAZIONE

USTIONI

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      Collasso da calore

Il collasso da calore è causato dall'insufficiente riempimento diastolico del cuore, secondario alla vasodilatazione periferica.

        Sintomi:

tachicardia, dispnea, vertigini, perdita di coscienza.

        Intervento:

come per i colpi di calore e di sole.

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      Colpo di calore:          

 Si verifica dopo lunga esposizione in ambiente eccessivamente caldo ed umido.

In queste condizioni il sudore non può evaporare e quindi non si può realizzare la normale dispersione di calore dall'organismo.

  Sintomi:

malessere, sete, cefalea, irrequietezza, rossore al viso, febbre, nausea, vomito, torpore; pelle umida, polso tachicardico e sottile.

 Intervento:

Trasportare il soggetto in ambiente più fresco e ventilato, mettere del ghiaccio sulla testa e sulla nuca, liberare dagli abiti e applicare spugnature fredde su tutto il corpo in caso di febbre.

  Far bere acqua NON gelata.

  Evitare di far scendere bruscamente la temperatura corporea.

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      Colpo di sole:             

 Avviene dopo lunga esposizione ai raggi del sole col capo non protetto.

Sintomi

malessere, cefalea, sudorazione, rossore al volto, nausea, vomito, vertigini, svenimento (shock), pelle sudata e fredda.  

 Intervento:

portare il soggetto in ambiente fresco, ed all'ombra.

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Disidratazione

La sudorazione profusa provoca una perdita di acqua e di elettroliti.

Solitamente la perdita di acqua viene compensata dalle bevande, mentre gli elettroliti possono risultare carenti per la perdita di sodio e di cloro nei liquidi extracellulari con conseguente sofferenza del metabolismo cellulare ed accumulo di metaboliti.

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Ustioni

Possono interessare il primo soccorritore le ustioni termiche, elettriche, da radiazioni e chimiche da acidi o alcali caustici.

Le ustioni, a secondo della gravità, si dividono in:

*   ustioni di primo grado (eritema),

*   ustioni di secondo grado (bolle o e vescicole),

*   ustioni di terzo grado (cute carbonizzata e macerata).

Se l'ustione si estende a più di un terzo della superficie cutanea totale c'è pericolo di blocco renale

(la pelle non respira, i reni devono lavorare enormemente per eliminare i prodotti di disfacimento delle cellule distrutte e le altre sostanze tossiche).

Per valutare l'estensione delle ustioni si ricorda la regola del 9:

*   il tronco costituisce il 36 % della superficie totale del corpo (petto e ventre: 18 % - dorso e glutei : 18 %;)

*   testa e collo: 9 %;

*   arti inferiori il :18 % ciascuno;

*   arti superiori: il 9 % ciascuno.

L' ustione che occupa una superficie superiore al 10 % negli adulti e al 5 % nei bambini, comporta squilibri di carattere generale.

Le ustioni di secondo e di terzo grado sono delle ferite: esiste per queste il pericolo di infezione.

Nelle ustioni esiste pericolo di shock e di disidratazione.

Norme di comportamento:

*   ustioni di primo grado: bagnare con acqua fredda, asciugare per compressione senza strofinare ed impolverare con talco. NON usare applicazioni di ghiaccio,

*   tutte le altre : medicare asetticamente, usare garza, MAI cotone,

*   NON aprire le vesciche,

*   NON asportare lo strato di cute che forma il tetto delle vesciche,

*   NON ricoprire le ustioni con pomate o sostanze grasse senza l'indicazione di un medico,

*   dar da bere all'ustionato se vuole, ma NON somministrare bevande alcoliche,

*   mettere il soggetto in posizione orizzontale antishock (declivio di 30 gradi),

*   togliere gli abiti, magari tagliandoli onde non farli strofinare eccessivamente contro la pelle.

*   In caso di ustioni da corrente elettrica : cercare sia l'ustione di entrata e sia quella di uscita della c.e. e trattarle entrambe come ustioni di terzo grado.

*   Allontanare dalla pelle tutti gli oggetti metallici che sono buoni conduttori di calore.

*   Se i vestiti sono in fiamme cercare di spegnerli facendo rotolare l’ustionato per terra o coprendolo con una coperta.

Per le ustioni chimiche da alcali o da acidi forti anche il primo soccorritore deve agire subito intervenendo contro la concentrazione della sostanza e contro il tempo di contatto del caustico coi tessuti organici.

Serve all'uopo un lavaggio con acqua corrente in abbondanza ricordando che alcune sostanze come l'acido solforico e la calce viva, reagiscono con l'acqua producendo grande quantità di calore; pertanto in casi di questo tipo il lavaggio deve essere continuato per almeno 10 minuti.

            REGOLA DEL NOVE

(SUPERFICIE USTIONATA)

Valutazione Approssimativa

BAMBINO

ADULTO

TESTA

19%

9%

ARTO SUPERIORE

9%

9%

TRONCO SUPERFICIE ANTERIORE

18%

18%

TRONCO SUPERFICIE POSTERIORE

18%

18%

GENITALI

1%

1%

ARTO INFERIORE

13%

13%

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  LESIONI DA BASSA TEMPERATURA

ASSIDERAMENTO

CONGELAMENTO

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     Assideramento

Abbassamento della temperatura corporea sotto i 35 °C, da esposizione a basse temperature, abuso di alcool e tranquillanti.

Alle basse temperature la termoregolazione si affida alla vasocostrizione cutanea onde limitare la dispersione del calore.

Per via riflessa si producono i brividi dovuti a contrazioni muscolari destinate ad aumentare la produzione di calore.

Quando la termoregolazione non è sufficiente, la temperatura interna tende a scendere e si instaurano i fenomeni dell'assideramento: cute fredda, polso e respiro rallentano (frequenza cardiaca sotto i 60 battiti al minuto), i movimenti diventano lenti e dolorosi, gli arti si presentano arrossati, tumefatti, dolenti al tatto, con vesciche e anche necrosi, intervengono aritmie, torpore, perdita della coscienza, arresto del polso e del respiro.

Intervento di primo soccorso:

*   respirazione artificiale se presente difficoltà della respirazione,

*   massaggi e frizioni molto lievi.

*   L'apporto del calore deve essere graduale per cui è necessario riscaldare molto lentamente il paziente e la parte interessata avvolgendolo in coperte (anche alluminizzate).

*   Somministrare piccole quantità di sostanze calde.

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     Congelamento

Localmente la vasocostrizione troppo intensa può dar luogo all'ischemia con aumento della permeabilità capillare, edema ecc..

Sintomi: 4 gradi di gravità.

*   1° grado (edema, rossore)

*   2° grado (vescicolazione)

*   3° grado (perdita di tessuti molli fino allo scheletro)

*   4° grado (perdita di parti comprensive anche di elementi scheletrici).

Trattamento di primo soccorso:

medicazione asettica con garze.

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EMORRAGIE  

Si chiama emorragia la fuoruscita di sangue dai vasi sanguigni.

Quando per emorragia un soggetto perde la metà del suo sangue si verifica l'exitus.

L'emorragia può essere:

*   arteriosa (a getti intermittenti, il sangue è di colore rosso vivo);

*   venosa (a flusso costante, il sangue è di colore rosso scuro) ;

ed inoltre può essere:

*   esterna quando il sangue fuoriesce da una ferita o da una via naturale;

*   interna quando il sangue si versa all'interno del corpo e può evidenziarsi all'esterno attraverso vie naturali.

Norme di comportamento

       Nelle emorragie di lieve o di media entità:

*   si mantiene il ferito sdraiato sul dorso,

*   si esercita una pressione manuale sulla ferita per ottenere un tamponamento compressivo,

*   se l'emorragia interessa un arto, quest'ultimo va sollevato,

*   NON vanno somministrati alcolici perché l'alcol è vasodilatatore.

 Nelle emorragie gravi, quando è interessata una grossa arteria ci si comporta così:

*   la compressione manuale nel sito della ferita è importante ma può non essere sufficiente;

*   occorre perciò comprimere il grosso vaso che si trova a monte della ferita.

Solo in questo modo si può tentare di interrompere almeno temporaneamente il flusso di sangue che il cuore pompa verso la zona lesa.

Quest' intervento va fatto subito altrimenti la persona muore dissanguata in pochi minuti.

Tutti i soccorritori dovrebbero conoscere i punti di compressione a distanza e l'uso del laccio emostatico.

Se si sospetta una emorragia interna chiedere al malato se ha subito traumi recenti al torace o all’addome, controllare se la frequenza cardiaca è aumentata, se è presente sudorazione fredda. Se il malato è confuso metterlo in posizione di sicurezza. Chiedere aiuto.

In caso di emorragia esterna venosa comprimere la ferita con garze sterili o stoffa pulita di colore chiaro per vedere facilmente se l’emorragia non cessa, fasciare senza interrompere la circolazione e mantenere l’arto ferito più alto per ridurre l’afflusso di sangue.

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  I punti di compressione

a distanza

I punti di compressione a distanza hanno lo scopo di controllare le gravi emorragie e non sono localizzati sul punto della ferita stessa ma tra questa ed il cuore.

La compressione deve essere fatta in un punto al disotto del quale si trovi un osso come base di appoggio.

Solo così è possibile tentare di interrompere e quindi di bloccare almeno temporaneamente il flusso di sangue pompato dal cuore verso la zona lesa.

Nelle manovre di compressione per quanto riguarda collo ed arto superiore, la posizione dell'infortunato deve essere seduta o semisdraiata perché il sangue arterioso arriva dal cuore ed è diretto quindi verso l'alto.

Negli altri casi è bene che il ferito stia supino. 

fascia emorragie gravi

 

*  EMORRAGIE DA CAVITA' NATURALI

*  USO DEL LACCIO EMOSTATICO

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   Emorragie da cavità naturali

*   APPARATO GENITALE FEMMINILE

*   BOCCA

*   INTESTINO

*   NASO

*   ORECCHIO

*   VIE URINARIE

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       Dall'apparato genitale femminile

Il sangue che esce dall'apparato genitale femminile fuori dal periodo mestruale si chiama metrorragia.

Il primo soccorso:

Mettere la paziente sdraiata e con gli arti inferiori sollevati, anche il trasporto va fatto in questa posizione.

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      Dalla bocca

Se si tratta di lesioni del cavo orale (emoftoe) il sangue è misto a saliva.

Per questo tipo di lesioni occorre :

tenere ghiaccio in bocca, esercitare compressione manuale con tampone di garza sterile;

nei casi gravi effettuare il trasporto del malato in Posizione Laterale di Sicurezza.

*   Se si tratta di sangue proveniente dall'apparato respiratorio (emottisi) il sangue è roseo e schiumoso perché misto ad aria.

Non ci sono conati di vomito ma sovente è un accesso di tosse che apre il quadro emorragico.

Le cause possono essere patologiche (tbc polmonare, ascesso polmonare) traumatiche (frattura costale, corpi estranei nei bronchi, contusioni toraciche) ma il primo soccorso è sempre lo stesso:

tranquillizzare il paziente,

NON farlo parlare,

liberarlo da indumenti particolarmente costrittivi,

tenere il soggetto in posizione semiseduta o, se c'è stato trauma, far decombere il paziente sul lato colpito in attesa del trasporto in ospedale.

*   Se si tratta di sangue proveniente dall'apparato digerente (ematemesi) il sangue è di colore scuro se ha subito un processo di digestione (affezioni g. duodenali), è di colore rosso vivo se è dovuto a rottura di una varice esofagea.

Possono essere presenti i primi segni di shock.

Il primo soccorso:

in attesa del trasporto si opera mantenendo il paziente immobile e semisdraiato, evitando la somministrazione di cibi di conforto o bevande e, se possibile, con una borsa di ghiaccio sull'epigastrio.

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      Dall'intestino

*   Se il sangue che esce dal retto (emorragia rettale) è di colore rosso naturale, può essere provocato da condizioni patologiche locali come polipo, tumore, ulcerazioni (ragadi), emorroidi;

*   Se il sangue che esce dal retto è di colore rosso scuro o nero del tutto, di odore tipico, si tratta di emorragia (melena) che proviene da lontano (es. ulcera gastroduodenale) ed avvenuta parecchio tempo prima.

Il malato deve essere tenuto sdraiato a gambe sollevate ed immobile in attesa del trasporto in ospedale.

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 Dal naso

*   Se si tratta di epistassi comuni di origine patologica si comprime la narice che sanguina, si praticano impacchi freddi sulla fronte e sulla nuca mantenendo la testa inclinata in avanti;

*   Non introdurre cotone emostatico nel naso,

*   Evitare di soffiarsi il naso per 24 ore,

*   Se il paziente ha subito un trauma cranico, l'epistassi può essere l'espressione di una frattura della base cranica; in questo caso non si deve procedere ad alcuna manovra di compressione sulle narici.

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      Dall'orecchio

*   Se si tratta di un'otorragia causata da un trauma locale, occorre portare senza urgenza ma con sollecitudine il paziente dal medico per accertamento e cura;

*   Se si tratta di un'otorragia secondaria ad un trauma cranico, la situazione è di estrema gravità.

In questo secondo caso occorre:

NON cercare di tamponare,

lasciare che il sangue esca liberamente,

praticare impacchi freddi sul cranio,

far assumere all'infortunato la posizione di sicurezza  se il trasporto immediato non è possibile.

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      Dalle vie urinarie

Il sangue dalle vie urinarie (ematuria) può derivare da cause patologiche (renali, vescicali) o traumatiche (renale, vescicale o anche delle ossa del bacino con sfondamento vescicale).

*   Se si tratta di forma imponente: il paziente va mantenuto sdraiato con arti inferiori sollevati (pericolo di shock) e con le particolari precauzioni che si adottano tutte le volte che si sospetta la coesistenza anche di un trauma vertebrale.

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  Uso del laccio emostatico

In tutti i casi di ferita agli arti è possibile adoperare il laccio emostatico ma occorre sempre tener presente che il suo uso è molto rischioso perché viene a privare tutti i tessuti a valle di ogni apporto di ossigeno.

Materiale

Normalmente si usa un tubo di gomma o di altro materiale elastico; si possono usare anche ampie strisce di stoffa o cinture di cuoio; sono da bandire i materiali rigidi: spago, nylon, fili di ferro ecc.

Come si applica

A cappio, ad ansa.

Indicazione

Si applica solo in uno dei seguenti casi:

*   amputazione o semiamputazione di un arto;

*   emorragia inarrestabile in caso di insuccesso della compressione manuale dell'ascella o del braccio, dell' inguine o della coscia;

*   schiacciamento di un arto (in questo caso occorre mettere un laccio prima di togliere il peso che gravando sull'arto aveva l'effetto di bloccare anche un'eventuale emorragia);

*   fratture esposte sulle quali è poco prudente esercitare manovre di compressione;

*   quando i feriti sono molti ed i primi soccorritori sono in pochi.

Dove si applica

Al braccio ed alla coscia.

Non serve applicarlo all'avambraccio ed alla gamba dove i grossi vasi passano fra due ossa e quindi stringerli con un laccio può essere solo dannoso.

Regola generale:

segnare sempre l'ora in cui il laccio viene applicato perché la sua permanenza troppo prolungata può essere dannosissima. Non tenere la fasciatura stretta per più di 45 minuti. Superato tale tempo allentare la fasciatura per alcuni minuti (2) tamponando la ferita. Ripetere quindi la fasciatura.

Non bloccare la fasciatura con nodi ma usare un bastoncino che permetta di stringerla progressivamente.

Alla sua rimozione deve sempre assistere un medico.

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  LESIONI DA FOLGORAZIONE

In Italia il numero degli incidenti mortali dovuti alla corrente elettrica, comprendendovi anche quelli che si verificano entro le pareti domestiche, è molto elevato: qualche centinaio all'anno.

Questo numero non è inferiore a quello delle grandi catastrofi nazionali e per di più si ripete ogni anno.

Effetti lesivi delle scariche

elettriche sul corpo umano

Scariche elettriche sia naturali (fulmini) che artificiali (elettricità ad uso industriale o domestico) possono indurre effetti lesivi sul corpo umano (elettrocuzione).

A secondo che la scarica sia naturale o artificiale si parla di fulminazione o folgorazione.

Il primo incidente di elettrocuzione fatale per l'uomo avvenne nel 1879 e fu provocato da una scarica di corrente alternata di 250 volt.

Attualmente gli incidenti di questo tipo rappresentano circa il 4 % degli infortuni mortali sul lavoro.

Non intervenire se la persona è ancora a contato o in vicinanza di una sorgente elettrica ad alto voltaggio (mantenere una distanza di almeno 3 metri).

Interrompere il contatto elettrico con materiale isolante e isolarsi dal terreno con un pezzo di legno, per maggiore sicurezza.

fascia folgorazione

O CESOIA CON MANICO ISOLANTE

croce

     

MEDICAZIONI STERILI SULLE USTIONI

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  INFARTO DEL MIOCARDIO

Nessuno potrà mai pretendere che il primo soccorritore sia in grado di fare una diagnosi di infarto del miocardio, ma può accadere che ci si trovi improvvisamente di fronte ad un soggetto che presenta, durante l'attività lavorativa o anche al di fuori di questa, un dolore che dal centro del torace si irradia verso le zone vicine con le caratteristiche del dolore anginoso.

Generalmente il soggetto stesso sa già di cosa si tratta e con la sua descrizione concorre a mettere il soccorritore sulla buona strada.

Per fortuna nella maggior parte dei casi il dolore toracico non è dovuto all'infarto ma ad altre cause e tutte meno gravi e/o che non rientrano nei casi di emergenza; tuttavia è bene tener presente la causa e la sintomatologia dell'infarto perché in questo caso l'unica speranza di salvezza è riposta nella sollecitudine con la quale l'infortunato viene adeguatamente soccorso.

Infarto miocardiaco

Causa:

I sintomi del dolore cardiaco - riferito come opprimente e costrittivo - si rendono manifesti quando non vi è un sufficiente apporto di sangue e di ossigeno al cuore.

L'insufficiente irrorazione del muscolo cardiaco può causare:

*   angina pectoris per spasmo transitorio di una delle arterie coronariche caratterizzato da dolore temporaneo seguito da completa remissione;

*   infarto del miocardio per occlusione di un vaso coronarico e conseguente necrosi di una parte della muscolatura cardiaca.

Segni di possibile infarto del miocardio:

Dolore che dura da qualche minuto, descritto come costrittivo ed opprimente, riferito al centro del torace, irradiato alla parte superiore dell'addome, ad una spalla, ad un braccio (generalmente il sinistro) , al collo o alla mandibola.

 

Respiro affannoso che tende a migliorare col riposo a sedere e che si aggrava nel movimento o nella posizione sdraiata;

 
 

ansia con sensazione di morte imminente;

 

*   sudorazione profusa;

*   pallore o colorito cianotico del volto e delle mucose visibili;

nausea o vomito;

 

polso irregolare.

 

Norme di comportamento

del primo soccorritore

*   Non somministrare sostanze alcoliche.

*   Non posizionare gli arti inferiori in alto.

*   Non somministrare cibo.

*   Se cosciente chiedere se assume farmaci antianginosi.

*   Metterlo in posizione semiseduta per favorire la respirazione.

*   Mantenerlo coperto per evitare raffreddamenti.

*   Cercare di rassicurarlo.

*   Se il dolore dura già da oltre due minuti e le circostanze presenti fanno pensare ad un infarto, è preferibile NON attendere aiuto ma provvedere al trasporto del paziente verso un'unità coronarica.

*   Occorre evitare soluzioni intermedie perché la sorte dell'infartuato è affidata esclusivamente alla rapidità con la quale si può provvedere ad un adeguato soccorso definitivo che solo un'unità coronarica può assicurare.

*   Se nel frattempo il respiro dovesse cessare ed il primo soccorritore ne conosce la tecnica è indicato il massaggio cardiaco (vedi grafico).

Chiedere subito aiuto per trasporto  RAPIDO

ad un CENTRO DI RIANIMAZIONE

Se il respiro cessa

ed è presente un esperto:

MASSAGGIO CARDIACO

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  LESIONI DELL'OCCHIO

Le lesioni dell'occhio che possono interessare il primo soccorritore sono:

*   corpi estranei liberi nell'occhio,

*   oggetti penetrati nell'occhio,

*   lesioni da caustici,

*   tagli e contusioni

Le cose da non farsi

*   NON consentire che il paziente si strofini gli occhi,

*   NON tentare di rimuovere lenti a contatto o altro corpo estraneo visibile ma fisso.

fascis emergenze oculari

uomini con parassita

box liquido caustico box corpo estraneo box corpo penetrato

donna lavare occhio  medicazione bilaterale

Per lesioni da liquido caustico

*   lavare l'occhio con acqua abbondante per almeno dieci minuti,

*   cercare di NON contaminare l'occhio eventualmente illeso,

*   NON tentare di asportare eventuali lenti a contatto,

*   NON permettere che la persona si strofini l'occhio,

*   NON tentare di lavare l'occhio con sostanze neutralizzanti.

        Corpi estranei nell'occhio                       

 Se si tratta di un corpo libero o invisibile

Segni di corpo estraneo negli occhi: dolore bruciante, arrossamento della congiuntiva, lacrimazione e fotofobia (ipersensibilità alla luce).

*   la sola lacrimazione può di per se stessa rimuovere un piccolo corpo estraneo mobile.

*   Può essere utile anche un lavaggio fatto con acqua tiepida tenendo il capo inclinato in modo da fare scorrere l’acqua da un lato.

*   Cercare il corpo estraneo sotto la palpebra inferiore, sugli angoli delle palpebre e sotto la palpebra inferiore: in questo caso si invita il paziente a guardare verso il basso e si ribalta in alto la palpebra usando un bastoncino come appoggio; si può tentare di rimuovere il corpo estraneo con la punta di un fazzoletto pulito: non utilizzare garze o altro materiale che possa perdere filamenti.

*   Se col lavaggio non si riesce nell'intento occorre coprire entrambi gli occhi con compresse di garza sterile o con panno pulito e portare il paziente in ambulatorio medico.

*   Se col lavaggio si riesce ad asportare il corpo mobile e l'irritazione continua, occorre ugualmente ricorrere alle cure di un medico perché può essersi verificato un graffio sulla cornea, evenienza frequente ma non grave quando è superficiale.

Ferite con o senza ritenzione

di corpo estraneo

Se si tratta di un oggetto penetrante nell'occhio:

*   NON bisogna tentare di estrarre un oggetto penetrante,

*   NON va consentito che lo stesso paziente si strofini l'occhio o soltanto lo comprima,

*   occorre tutelare l'occhio come descritto nella figura e portare subito il paziente al Pronto Soccorso.

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  CONVULSIONI

Si intende per convulsione una sintomatologia caratterizzata da contrazioni toniche o/e cloniche del sistema muscolare di tutto il corpo.

Al primo soccorritore possono interessare le crisi epilettiche e quelle isteriche.

        Crisi epilettiche:

 Le crisi epilettiche si dividono come segue:

*   Grande male: Inizia con perdita improvvisa della coscienza, caduta a terra senza che intervenga alcuna istintiva difesa, spasmo tonico dei muscoli cui seguono contrazioni tonico - cloniche senza ritmo preciso, apnea con cianosi, salivazione abbondante che si palesa come bava alla bocca, morsicatura della lingua, sudorazione, possibile perdita di urina e feci.

*   Dopo breve periodo le contrazioni si esauriscono, il respiro si fa profondo, segue un breve periodo di sopore ed il paziente reintegra gradualmente lo stato di coscienza con un certo grado di confusione mentale.

*   Piccolo male: Colpisce prevalentemente i bambini ma può intervenire anche in persone di una certa età.

*   E' caratterizzato da una temporanea perdita della coscienza (assenza ).

*   Epilessia parziale o focale: Si tratta di convulsioni che insorgono per foci epilettici a sede corticale e dipendono quindi dalla localizzazione, dalla natura e dalla estensione della lesione cerebrale.

Durante la crisi convulsiva il primo soccorritore:

NON dovrà cercare di contenere ad ogni costo le contrazioni muscolari; si limiterà a mantenere il soggetto sdraiato sopra un tappeto, una stuoia o un materasso onde evitare che si ferisca; a disporre fra i denti un pezzo di stoffa arrotolata, affinché non si morda la lingua; ad assisterlo psicologicamente nella fase del risveglio.

        Crisi isteriche

Generalmente la crisi isterica viene preceduta da momenti di depressione, malumore, tristezza, dolori variamente localizzati e magari anche allucinazioni; esse vengono "recitate", sempre in presenza di persone e magari con una fase convulsiva caratterizzata da torsioni ed atteggiamenti drammatici che esprimono pena.

La coscienza non è mai persa del tutto e se il paziente cade a terra, attua movimenti istintivi di protezione.

Il soccorritore può usare modi bruschi nel trattenere il soggetto ma deve allontanare gli astanti che compatiscono e "fanno pubblico ascolto"

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  SOFFOCAMENTO "ab ingestis"

            Cause:

Un episodio di soffocamento a causa di sostanze solide (cibo o protesi dentaria) semiliquide (mucosità, sangue ecc.) o liquide (bevande, o acqua da annegamento), penetrate nelle vie aeree può mettere acutamente in pericolo la vita. Se l’impossibilità completa alla respirazione dura per più di 4 minuti può essere mortale.

Naturalmente l'occlusione delle vie aeree può accadere per altre evenienze sempre possibili in incidenti traumatici o per la presenza nel cavo orale di dentiere o per altri corpi estranei provenienti dall'esterno.

Le persone maggiormente esposte ad accidenti spontanei sono i bambini e le persone anziane.

Le situazioni di maggior rischio sono il mangiare con frettolosa avidità, la sonnolenza, gli stati di grave affaticamento o di esaurimento, l'uso di psicofarmaci specie se adoperati a dosaggi elevati e per lunghi periodi.

Una brusca compressione sulla regione epigastrica provoca, per innalzamento del diaframma, una fuori uscita di aria attraverso la trachea e la glottide

Trattamento

La respirazione artificiale NON è indicata.

Tuttavia eccezionalmente, nei rari casi in cui la respirazione bocca a bocca riesce a spingere un corpo estraneo, fermato in trachea, più in basso fino a fargli imboccare uno dei due bronchi, è possibile che almeno l'altro polmone riprenda a respirare.

L'unica manovra incruenta che si può praticare senza ricorrere ad interventi strumentali è quella

di Heimlich.

Questa si basa sulla premessa che, nella maggior parte dei casi di soffocamento ostruttivo, il soggetto venga colpito in piena fase inspiratoria (altrimenti il bolo non verrebbe risucchiato verso la trachea) e quindi con i polmoni ripieni o quasi ripieni di aria.

Provocando l'espulsione forzata e brusca di questa massa d'aria si cerca appunto di scacciare verso l'alto il bolo o il corpo estraneo che ha bloccato il tratto glottideo a somiglianza di quando si può far saltare il tappo di una bottiglia di plastica che venga bruscamente ed energicamente spremuta fra le mani.

La manovra vera e propria consiste nell'esercitare un'intensa e brusca pressione della regione epigastrica in corrispondenza dello stomaco e del fegato.

Così facendo si produce un innalzamento del diaframma di parecchi centimetri e si riesce a scacciare dal torace una cospicua massa d'aria che, fuor uscendo violentemente attraverso la trachea e la glottide, spingerà verso l'esterno il corpo estraneo. Tale manovra va ripetuta se non si ottiene l’espulsione del corpo estraneo.

La manovra è valida anche in caso di annegamento per ottenere l'espulsione dell'acqua penetrata nelle vie aeree.

Come tutte le manovre piuttosto brutali, giustificate per altro dalla estrema gravità ed urgenza delle indicazioni, anche questa non è esente da eventuali effetti indesiderati: frattura costale, interruzione di gravidanza, rottura di organi interni.

Se dopo l’espulsione del corpo estraneo la respirazione non riprende spontaneamente bisogna iniziare la respirazione artificiale.

Se il corpo estraneo è in bocca o nelle primissime vie aeree inclinate la testa del malato da una parte e con le dita cercate di rimuoverlo.

Nel caso di un bambino piccolo prenderlo per i piedi e metterlo a testa in giù, quindi col palmo della mano colpire tre-quattro volte tra le scapole.

Nel caso di un bambino più grande stando seduti mettetelo a cavalcioni sulle ginocchia e percuotete tra le scapole.

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  DISPNEA

L’affanno respiratorio (dispnea) può essere causato da malattie acute o croniche dell’apparato respiratorio (bronchite, asma, enfisema, ...)o da disturbi cardiaci che intervengono quando per insufficienza della pompa cardiaca, i liquidi ristagnano nel polmone.

E’ segno di stato grave se l’affanno è accompagnato da:

*   dolore al petto, alla spalla, alla mascella o alla parte superiore dell’addome;

*   sudorazione con cute fredda ed umida;

*   nausea, vomito...

Cose da farsi:

*   slacciare gli indumenti attorno al collo ed all’addome;

*   mantenere la persona seduta o semisdraiata.

*   Vedi: massaggio cardiaco e respirazione artificiale.

Qualora fossero presenti i segni di gravità (infarto cardiaco): chiedere aiuto e predisporre per il trasporto immediato in un ospedale attrezzato per la rianimazione cardiologica.

Non somministrare bevande.

In caso di attacco di asma fare assumere al malato la posizione seduta (mai sdraiato), arieggiare l’ambiente, allentare i vestiti, rassicurarlo ed aiutarlo ad espirare.

Se assume spray o farmaci per l’asma cercare il farmaco nei suoi indumenti.

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  VOMITO

Si intende per vomito quel meccanismo fisiologico che per via riflessa ed involontaria consente lo svuotamento del contenuto gastrico.

In condizioni patologiche il vomito discende da stimolazione proveniente da:

*   affezioni dell’apparato gastroenterico quali: indigestione, gastrite, enterite, appendicite, crisi dolorose addominali (colica epato - biliare),

*   apparato urinario: colica renale,

*   apparato cardiocircolatorio: cardiopatie con cardiomegalia, pericardite essudativa, infarto del miocardio,

*   affezioni dell’orecchio interno come labirintite, sindrome di Ménière,

*   affezioni del sistema nervoso centrale: ipertensione endocranica, tumori cerebrali, trauma cranico,

*   tossici endogeni ed esogeni e farmaci: alcol, tabacco, uremia, tossicosi gravidica, stupefacenti, sostanze caustiche ed altre forme di avvelenamenti,

*   cinetosi: mal di mare, mal d’auto.

Per la sua origine diversificata il vomito può essere espressione di alterazioni anche gravi.

Generalmente in questi ultimi casi il vomito è accompagnato anche da altri sintomi a carico degli organi responsabili.

I caratteri del vomito sono influenzati dai moventi causali da cui esso deriva e le norme di comportamento dei soccorritori saranno adeguate alle cause stesse.

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  SVENIMENTO

Lo svenimento è un fenomeno caratterizzato dalla tendenza alla perdita di coscienza e preceduto a volte da vertigini o/e nausea o/e pallore o/e sudorazione.

Può essere fenomeno passeggero (detto anche lipotimia) dovuto ad insufficiente irrorazione del cervello (causata da ipotensione, stanchezza, calore eccessivo, permanenza in ambienti chiusi, affaticamento, trauma psichico ecc.); ma può insorgere anche in forma grave come conseguenza di malattie come il diabete, l’insufficienza renale, epatica, traumatismi, intossicazione, ecc.

Le cose da non farsi:

*   il primo soccorritore NON è tenuto a fare subito una diagnosi;

*   NON deve somministrare alcolici (questi, dilatando i vasi, abbassano la pressione riducendo ancora di più l’afflusso di sangue al cervello);

*   NON deve somministrare altre bevande perché in stato di incoscienza non si controlla la deglutizione;

*   NON deve spruzzare acqua fredda sul viso;

*   NON deve scuotere la persona e tanto meno schiaffeggiarla nell’intento di svegliarla;

*   NON deve somministrare sali da annusare;

*   NON deve aiutare la persona ad alzarsi qualora questa faccia cenno di volerlo fare subito, ma insistere affinché tenga ancora per qualche istante la posizione sdraiata;

*   NON girare il collo o il tronco quando si sospetta una lesione

*   della colonna ( posizione di sicurezza ! ).

*   Le cose che si possono fare:

*   se la persona è pallida, lasciarla supina con gli arti inferiori leggermente sollevati rispetto al tronco;

*   se è manifestamente congesta in volto la persona va lasciata seduta o semisdraiata;

*   slacciare gli indumenti costrittivi attorno al collo ed all’addome;

*   controllare lo stato della respirazione e del polso;

*   controllare l’affollamento attorno alla persona svenuta;

*   assistere la persona nel momento del risveglio.

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  ANNEGAMENTO

Negli incidenti in acqua e quando una persona corre evidente rischio di annegare è essenziale raggiungere rapidamente l’infortunato e portarlo in salvo.

Tuttavia occorre tener presente:

*   che il primo soccorritore non corra rischi eccessivi ;

*   che la vittima, specie se il malore è la conseguenza di un tuffo in poca acqua, possa aver subito un trauma del collo o della schiena .

Tenendo presente che le fratture del collo dovute a tuffi sono cause comuni di annegamento, nella manovra di salvataggio di una persona che ha perso la conoscenza è doveroso evitare di fargli piegare o girare il collo.

Una volta portato a terra l’infortunato ed in assenza di attività respiratoria occorre iniziare al più presto la rianimazione ( respirazione artificiale e, se del caso, massaggio cardiaco ).

Se c’è attività respiratoria con paziente cosciente e che tossisce:

*   metterlo in posizione di sicurezza in modo che possa espellere da solo gran parte del liquido.

*   E’ possibile aiutarlo con lievi pressioni alla base del torace.

*   Controllare il battito cardiaco.

*   Mettergli abiti asciutti e tenerlo al caldo.

Se c’è attività respiratoria con paziente incosciente:

*   va favorito il drenaggio di acqua dalla bocca ( posizione di sicurezza ) ponendolo su un fianco e controllando che non vi siano ostacoli.

*   va gradatamente riscaldata evitando di farlo rapidamente o con una forte sorgente di calore.

E' opportuno:

*   NON somministrare bevande alcoliche

*   NON desistere troppo presto dalle manovre di rianimazione.

Si conoscono casi di persone che si sono riprese dopo 20 minuti di permanenza sotto l’acqua e dopo 3 ore di respirazione artificiale continua.

Una volta ripristinata l’attività respiratoria l’infortunato potrà attendere i soccorsi in posizione di sicurezza.

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CRAMPI

Si intende per crampo una contrazione muscolare tonica improvvisa e dolorosa.

Causa:

affaticamento

raffreddamento eccessivo

perdita di sali o fluidi per vomito, diarrea, sudorazione eccessivi.

 Frequenza in ambito lavorativo:

Si osservano in coloro che lavorano in ambienti surriscaldati (fuochisti, minatori, lavoratori in genere che operano in ambienti caldi ed umidi).

Cosa non fare:

Ripetere lo stesso movimento articolare che ha determinato il crampo.

Cosa fare:

Crampo della mano: mantenere in estensione le dita e piegarle all’indietro facendo pressione sui polpastrelli.

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Crampo del piede: mantenere le dita del piede in estensione forzata.

Spingere le dita verso l’alto o invitare il soggetto a mettersi in punta di piedi con il calcagno sollevato dal suolo.

 

Crampo del polpaccio: con la persona seduta mantenere il piede in flessione forzata sulla gamba.

 

Crampo della coscia: con la persona seduta, mantenere la gamba in distensione forzata

e tutto l’arto inferiore flesso sul bacino.

Per tenere la gamba diritta afferrare con una mano il calcagno e spingere con l’altra mano il ginocchio verso il basso.

 

Se il crampo è dovuto ad eccessiva perdita di sali o fluidi corporei, somministrare all’interessato

acqua tiepida salata (2,5 di sale su 300 ml. di acqua).

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ICTUS

Questo termine sta ad indicare una sindrome cerebro vascolare chiamata anche colpo apoplettico o tocco; gli anglosassoni la chiamano "strocke" che nella loro lingua vuol dire "colpo" oppure "attacco cerebrale" che praticamente dice la stessa cosa.

Si tratta di un deficit neurologico dipendente direttamente da un infarto o da un’emorragia.

La sintomatologia varia con la sede della lesione e con la sua estensione.

Gli effetti patologici sul cervello sono perciò di due tipi:

ischemia con o senza infarto,

emorragia.

La sintomatologia da ischemia dipende da trombosi o embolia per la mancanza di apporto di sangue ossigenato in un distretto cerebrale più o meno esteso. Si sa a questo proposito che l’arresto del flusso sanguigno per più di tre minuti dà luogo ad un danno cerebrale irreversibile.

La sintomatologia da emorragia dipende dalla pressione esercitata da uno stravaso di sangue nel parenchima cerebrale, nello spazio sub aracnoideo o in entrambi.

I segni che devono mettere in allarme il primo soccorritore sono i seguenti:

Improvvisa ed inspiegabile vertigine, instabilità posturale o improvvisa caduta.

 

 

Improvviso offuscamento o perdita della visione,specie se limitata ad un solo occhio

 

 

Improvvisa difficoltà a parlare o a comprendere le parole;

 

 

 

Improvviso violento mal di testa, senza causa conosciuta.

 

 

Improvviso indebolimento o torpore del volto, braccio o
 

L’ospedalizzazione è urgente.

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  TRAUMI

TRAUMI DEL TORACE

TRAUMI ADDOMINALI

TRAUMI DEL CRANIO E DELLA COLONNA

FRATTURE E LUSSAZIONI

FERITE DELLA PELLE E DEI TESSUTI MOLLI

BENDAGGIO

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       Traumi del torace

Circa il 25 % delle morti conseguenti a causa traumatica derivano da un trauma toracico e la maggior parte dei decessi avviene subito dopo l’ingresso in una struttura di ricovero.

Siccome la terapia di primo intervento nei traumi toracici richiede essenzialmente solo provvedimenti di supporto della funzione cardio-respiratoria ed un drenaggio del cavo pleurico, ci sarebbe da ritenere che all’elevata mortalità nella prima ora dopo il trauma, contribuisca in maniera determinante una carenza nelle modalità di primo soccorso e negli interventi di primo recupero delle funzioni vitali.

Gravi traumi contusivi del torace

I parametri vitali che in questi casi occorre tenere presenti sono essenzialmente lo stato di shock e l’insufficienza cardio respiratoria.

L’ospedalizzazione è urgente e gli interventi di primo soccorso ed il trasporto sono finalizzati allo scopo di non aggravare ulteriormente le condizioni del ferito.

Ferite perforanti del torace

In caso di ferite con lesione della gabbia toracica, occorre fare in modo che durante gli atti respiratori l’aria non penetri nella ferita.

Si applichi all’uopo sulla ferita una spessa medicazione sterile e si copra la stessa con un foglio di plastica sigillandone i bordi con nastro adesivo.

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    TRAUMI ADDOMINALI

       Traumi contusivi dell’addome

Il trauma contusivo addominale, nella maggioranza dei casi è di interesse chirurgico perché anche in eventi traumatici di modesta entità, si possono produrre lesioni momentaneamente mute ma che si manifestano a distanza di tempo come fratture di organo ed emorragie.

Può inoltre capitare che al primo soccorritore appaiano segni che, riferiti ad altri organi ed apparati (irregolarità cardio respiratorie, manifestazioni neurologiche), mascherano la sintomatologia addominale.

Al primo soccorritore può interessare inoltre l’eventuale concomitanza con fratture del bacino.

Segni delle fratture del bacino:

*   ad ogni tentativo di movimento il paziente avverte intenso dolore localizzato all’ inguine o alla parte bassa dell’addome;

*   è da tenere presente la possibilità di contemporanea emorragia interna.

Cosa fare:

*   mantenere l’infortunato in posizione distesa;

*   mantenere le ginocchia e le caviglie strettamente legate le une alle altre per mantenere ferma la parte traumatizzata;

*   controllare periodicamente il polso alle caviglie;

*   se non è possibile trasportare subito l’infortunato occorre metterlo in posizione di sicurezza ;

*   il trasporto deve essere eseguito da personale pratico.

Ferite nella regione addominale

Le ferite all’addome sono particolarmente pericolose non solo perché possono determinare grave sanguinamento, ma anche perché possono accompagnarsi a lesioni degli organi interni come stomaco, intestino, fegato, reni ed utero .....

In questi casi occorre:

*   mantenere il ferito in posizione supina con la testa voltata da una parte per facilitare l’eventuale fuoruscita del vomito dalla bocca;

*   mantenere e sostenere gli arti inferiori in leggera flessione per impedire che la ferita dell’addome resti beante;

*   coprire la ferita addominale con ampia medicazione sterile tutelata da larga fasciatura leggermente compressiva onde evitare che per tosse o per vomito si verifichi la protrusione di organi attraverso la ferita.

NON toccare e NON tentare di reintrodurre nell’addome quelle parti del peritoneo o dell’intestino che fossero fuoriuscite dalla ferita.

L’ospedalizzazione è urgente.

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       Traumi del cranio e della colonna

In questi ultimi tempi i traumi del cranio e della colonna vertebrale sono notevolmente aumentati di numero e di gravità.

Le cause sono sotto gli occhi di tutti perché questo tipo di infortunistica prima di appartenere alle statistiche entra nella cronaca di tutti i giorni ed in particolare di quella del sabato sera.

Nel corso delle brevi note finalizzate ad una migliore conoscenza degli eventi anche traumatici che richiedono l’intervento dei primi soccorritori in caso di incidente, abbiamo fatto riferimento con una certa frequenza a tali lesioni, e pertanto può essere di qualche utilità aggiungere alcuni dati che possano aiutare i soccorritori a fornire in caso di emergenza prestazioni meglio qualificate.

Questo tipo di traumatologia assume infatti un notevole rilievo assistenziale e sociale per i postumi neurologici che riguardano non solo i soggetti colpiti ma anche le famiglie che li devono assistere nello stato del coma e di quello post comatoso.

TRAUMA CRANICO

TRAUMI DELLA COLONNA

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         TRAUMA CRANICO

Con questo termine si intendono quelle lesioni del capo dovute ad ogni agente traumatico capace di esercitare anche per breve tempo un’azione improvvisa, rapida e localizzata su una superficie più o meno estesa del cranio.

Dati anatomici e fisiologici.

Da un punto di vista schematico il cranio può essere considerato come un recipiente relativamente elastico contenente al suo interno un organo piuttosto fragile, l’encefalo (cervello, cervelletto e bulbo) e la sua connessione direttamente col contenuto vertebrale, il midollo.

Il cervello è sospeso in un liquido (liquor cefalo - rachidiano) che tra l’altro ha anche il compito di tutelare da eventi traumatici l’integrità dell’organo così come fa il liquido amniotico nei riguardi del feto nell’utero materno.

Le connessioni nutrizionali e funzionali del cervello con la parete interna del contenitore sono assicurate da vari sistemi di arterie, vene e nervi.

           

Il rapporto volumetrico delle tre componenti encefaliche (encefalo, liquor e contenuto ematico) deve restare costante. Ogni espansione del volume di ciascuna delle tre componenti, a causa della scarsa compressibilità della loro materia costitutiva, deve avere di conseguenza una analoga e contraria variazione delle altre con aumento della pressione endocranica.

Il contenitore, andando dall’interno verso l’esterno è costituito dalla dura madre, dalla teca cranica, dalle espansioni muscolari, legamenti, cute ed annessi.

Eventi traumatici

Così sistemato, l’encefalo è sufficientemente protetto in tutte le normali attività di movimento e di lavoro.

Se però intervengono sul cranio azioni di scuotimento di una certa entità, l’encefalo acquista una propria energia cinetica e pertanto può compiere spostamenti bruschi rispetto al suo contenitore.

La teca gode di una modesta elasticità per cui, se si applica sul cranio una forza con ampia superficie di contatto si può verificare una deformazione dell’intera volta secondo piani generalmente normali rispetto al punto di applicazione della forza stessa.

Quanto maggiore è l’energia applicata dal trauma sul cranio, tanto maggiori saranno gli effetti lesivi

Oltre un certo limite il contenitore si rompe e si ha la frattura del cranio.

A parità di energia, più piccola è la superficie di contatto, tanto maggiore sarà la possibilità di penetrazione dell’agente traumatico.

Caratteristiche delle lesioni.

1. Contusioni e lacerazioni dei tessuti molli pericranici.

2. Frattura del cranio che può essere:

*   lineare se corrispondente al solo punto di contatto,

*   basilare se la linea di frattura raggiunge la base cranica,

*   affondata, se i frammenti comprimono l’encefalo o penetrano nei tessuti sottostanti, con conseguenti gravissime lesioni encefaliche.

3. Ematoma extradurale: si ha quando la frattura interessa una delle arterie che si trovano all’esterno della dura madre.

4. Contusione cerebrale: si ha quando l’impatto è tale da promuovere una violenta onda d’urto in grado di determinare danno cerebrale, vascolare, con emorragia, edema o ischemia.

5. La decelerazione improvvisa da inerzia come quella che si verifica

negli incidenti d’auto può essere causa di:

*   danni focali dovuti all’impatto del cranio contro una superficie rigida,

*   danni diffusi (da commozione cerebrale) dovuti al brusco movimento inerziale del cervello relativamente al suo contenitore con lesioni del tessuto cerebrale (della corteccia o dei fasci neuronici) e dei vasi con emorragie, ipertensione endocranica, edemi, ischemie e conseguenti deficit periferici.

6. L’aumento della pressione endocranica, anche da sola, produce una sofferenza secondaria del tronco cerebrale ed uno stato di coma .

Questo può instaurarsi dopo il cosiddetto intervallo libero.

Cioè, subito dopo il trauma e per un certo periodo di tempo, esiste una fase in cui non si ha alcuna alterazione dello stato di coscienza, oppure, dopo un breve periodo di perdita della coscienza, segue un recupero neurologico completo.

Dopo di che interviene lo stato comatoso.

Tale evoluzione in due tempi è tipica dell’ematoma extradurale generalmente contrassegnato da anisocoria e midriasi unilaterale accompagnata da emiparesi controlaterale, mentre il coma ingravescente si instaura solo secondariamente.

7. Nella generalità dei casi il traumatizzato cranico è anche un politraumatizzato ed è quindi portatore di una sintomatologia complessa senza contare che lo shock e l’insufficienza respiratoria sono entrambi responsabili della comparsa secondaria di ischemia cerebrale.

*   Lo shock è dovuto alla riduzione della pressione di perfusione cerebrale;

*   linsufficienza respiratoria è dovuta ad un aumento della pressione parziale dell’anidride carbonica e ad una riduzione della pressione parziale dell’ossigeno.

8. Malattie intercorrenti:

*   alcune sono esse stesse la causa dell’incidente traumatico come epilessia, ictus, ecc..

*   altre, possono indurre alterazione dello stato di vigilanza, della coscienza e dell’attenzione come alcol, droghe, diabete.

COSA NON FARE

*   Non spostare l’infortunato se si sospetta una frattura del collo.

*   Non tentare di ridurre una lussazione di mandibola.

*   Non tamponare violentemente una ferita in vicinanza di una frattura.

*   Non tentare di estrarre corpi estranei ma immobilizzarli.

*   Non somministrare cibi e bevande.

COSA FARE

*   Se non respira praticare la respirazione artificiale.

*   Se incosciente porlo in posizione di sicurezza.

*   Se presente una ferita del capo tamponarla.

*   Se necessario spostare l’infortunato con sospetta frattura del collo preparate un collare artigianale con giornali e asciugamano.

*   Se frattura o lussazione di mandibola asportate frammenti di denti o di protesi dentarie. Sostenete la mandibola con una imbottitura soffice tenuta da una fascia legata sopra la testa.

*   Se emorragia dalla bocca fate inclinare il capo in avanti per favorire la fuoriuscita del sangue.

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         TRAUMI DELLA COLONNA

Cause: Le lesioni traumatiche delle vertebre sono prodotte da:

*   cause dirette: lesioni penetranti da corpo contundente;

*   cause indirette per flessione ed estensione forzate o per carico applicato secondo l’asse maggiore della colonna.

*   Caratteristiche delle lesioni

Le lesioni provocate da cause dirette sono in rapporto con la massa, la forma e l’energia dell’agente traumatico.

Le lesioni da cause indirette sono rappresentate nelle figure qui di seguito.

           

Figura 1: Canale spinale del tratto cervicale in condizioni di normalità.   

           

Figura 1/A : Aspetto normale della colonna.  

            

Figura 2 :

Visione assiale di una vertebra cervicale in condizioni normali.

           

Figura 3 :

Tipi di fratture vertebrali pluriframmentarie.   

               

Figura 4 :

Allineamento normale delle vertebre.

           

                   

Figura 5 :

Lussazione in avanti di una vertebra.

           

Figura 6 : Frattura pluriframmentaria di un corpo vertebrale.

           

                   

Figura 7 :

Schiacciamento di una vertebra.

Causalità

Per le sue caratteristiche anatomo-topografiche, il rachide cervicale rappresenta il tratto mobile di collegamento tra due strutture di cui una è relativamente rigida (il torace) ed una estremamente mobile (la testa).

Nei traumi causati da decelerazione per impatto, la mobilità del tratto cervicale favorisce la localizzazione delle lesioni vertebrali a questo livello.

Ovviamente la compressione o la lesione del midollo è la complicazione maggiormente temuta nelle lesioni vertebrali.

Prevenzione

Questa condizione risulta particolarmente interessante per la prevenzione delle lesioni del midollo. E’ questo il motivo per cui i primi soccorritori devono sempre trasportare i traumatizzati della colonna, o quelli sospettati di esserlo in posizione di sicurezza .

COSA NON FARE

Non spostare l’infortunato.

COSA FARE

*   Controllare le funzioni vitali ed agire di conseguenza.

*   Se cosciente fategli fare piccoli movimenti delle dita delle mani e dei piedi.

*   Se è necessario il trasporto adagiatelo su superfici rigide evitando di far compiere alla colonna movimenti di flessione, estensione e rotazione.

Conclusione

Lo studio della traumatologia del cranio e della colonna cervicale fa ritenere che la prevenzione delle lesioni neurologiche comatose e post comatose debba iniziare fin dai primi minuti che seguono immediatamente l’infortunio.

L’attuazione pratica del primo soccorso è quindi compito essenziale dei primi soccorritori i quali non possono e non dovrebbero essere necessariamente degli esperti.

Tuttavia la possibilità che ognuno di noi , anche suo malgrado, si venga a trovare nella necessità di prestare aiuto ad un infortunato ci può sorprendere improvvisamente in qualsiasi momento del giorno e della notte ed in qualsiasi luogo: per strada, al cinema o altrove ed anche fra le stesse pareti domestiche di casa nostra.

Oltre a quanto già richiamato in premessa, ci sembra questa l’occasione opportuna per ribadire che debbano entrare a far parte del patrimonio culturale di tutti quelle poche cose necessarie e sufficienti ad aiutare un infortunato e quel lungo elenco delle cose che non vanno assolutamente fatte per non aggravare le lesioni già riportate dal soggetto nel luogo e nel momento dell’incidente.

Queste considerazioni, valide in ogni caso di infortunio, lo sono ancora di più per le lesioni neurologiche conseguenti a trami del cranio e della colonna.

Abbiamo l’impressione tuttavia che questo settore della traumatologia e soprattutto quello della prevenzione e del trattamento sanitario ed assistenziale del coma e dello stato post comatoso non sia ancora entrato nell’area della massima attenzione né delle autorità sanitarie ed assistenziali locali e nemmeno di quelle regionali e nazionali.

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    FRATTURE E LUSSAZIONI

Le lesioni traumatiche delle ossa e delle articolazioni raramente mettono in pericolo la vita dell’infortunato, ma se non trattate correttamente fin dal momento in cui si presta il primo soccorso, possono essere causa di conseguenze anche gravi, dolorose e perfino inabilitanti.

Frattura: è la rottura, cioè la interruzione nella continuità di un osso.

Le fratture possono essere:

*   Composte: i frammenti rimangono vicini e relativamente in asse.

*   Scomposte: i frammenti sono distanti ed evidentemente non in asse.

*   Incomplete: l’osso non è completamente rotto.

*   Chiuse: senza esposizione dell’osso all’esterno.

*   Esposte: con fuoriuscita dell’osso dalla pelle.

Lussazione: è la perdita del normale rapporto fra due capi articolari con la dislocazione dei capi ossei dalla propria sede.

Distorsione: è lo stiramento dei legamenti periarticolari con la temporanea modificazione dei reciproci rapporti di due capi articolari.

I segni

I segni della frattura sono:

*   mobilità anomala dell’osso fratturato;

*   dolore violento localizzato nel punto della rottura;

*   possibilità di deformazione all’esame esterno della parte colpita;

*   impotenza funzionale;

*   tumefazione della parte anche per versamento ematico.

In caso di frattura esposta, oltre ai segni suddetti si rileva anche che un moncone dell’osso fratturato è uscito all’esterno oppure che una ferita ha raggiunto il punto in cui l’osso è fratturato.

I segni della lussazione sono:

*   aspetto anomalo della regione articolare;

*   dolore localizzato nel punto della lesione;

*   impotenza funzionale.

All’aspetto esterno i sintomi della frattura e quelli della lussazione sono molto simili.

Ne consegue che il primo soccorso è praticamente lo stesso in entrambi i casi.

I segni della semplice distorsione sono essenzialmente riferibili alle lesioni dovute allo strappo dei legamenti, all’eventuale travaso ematico con o senza versamento endoarticolare

In particolari traumatismi le suddette lesioni possono essere contemporaneamente presenti.

Cosa non fare:

Il primo soccorritore:

*   NON è obbligato a fare la diagnosi precisa quindi NON deve trattenersi con manovre sulla parte lesa;

*   NON deve mai tentare di ridurre una frattura o una lussazione cioè ripristinare il normale allineamento delle parti ossee;

*   NON deve spostare il paziente senza aver prima immobilizzata la parte, a meno che non ci sia un pericolo immediato (incendio);

*   NON si deve spostare l’infortunato senza prendere le opportune misure di sicurezza, specie quando si riconosce o si sospetta una lesione alla colonna vertebrale.

*   NON applicare fonti di calore su una distorsione, non massaggiare, non fasciare stretto e non far camminare.

Cosa fare:

*   controllare lo stato delle condizioni generali dell’infortunato: parametri vitali, stato di shock e comportarsi in conseguenza;

*   ridurre allo stretto indispensabile i movimenti della persona o dell’arto colpito ;

*   cercare di immobilizzare, anche con mezzi di fortuna, la parte traumatizzata ;

*   impedire la contaminazione delle ferite qualora trattasi di fratture esposte ;

*   fare in modo che le operazioni di trasporto dell’infortunato non aggravino lo stato delle lesioni.

*   In caso di distorsione fare applicazioni fredde e mettere l’articolazione distorta in posizione sollevata: la mano più alta del gomito, il piede più del ginocchio e il ginocchio del bacino. Consultare il medico se il gonfiore è imponente o se il dolore non si calma.

Immobilizzazione delle fratture

o delle lussazioni degli arti

Regole generali:

*   per immobilizzare stabilmente la frattura di un arto occorre immobilizzare le articolazioni a monte ed a valle della frattura stessa;

*   nelle fratture ed anche nelle lussazioni l’ arto deve essere immobilizzato nella posizione in cui si trova;

*   è bene controllare assiduamente il polso a valle della lesione per assicurarsi che le fasciature non siano troppo strette.

*   E’ sempre valido l’antico aforisma: braccio al petto e gamba a letto !!

In caso di frattura dell’arto superiore occorre immobilizzare infatti la parte lesa e sostenere l’arto fissandolo al torace.

Una volta immobilizzata la frattura dell’arto superiore anche con mezzi di fortuna, si provvederà a sostenere l’arto stesso con un telo triangolare.

Telo triangolare ad armacollo

                        fig. 1

Il capo A del triangolo viene sistemato sotto il braccio addotto con avambraccio flesso ad angolo retto e ruotato verso la linea mediana.      

                        fig. 2

Lo stesso angolo A gira intorno al collo e viene annodato in avanti col secondo angolo B. 

                       

fig. 3

Il capo C viene fissato con uno spillo al telo sottostante.

In caso di necessità le stesse funzioni del triangolo ad armacollo possono essere conseguite utilizzando parte degli indumenti adattati all’uopo.

         Fratture dell’arto inferiore

Il traumatizzato deve essere comunque ospedalizzato. Qualora per particolari condizioni ambientali si dovesse provvedere al trasporto con mezzi impropri, occorre procedere alla immobilizzazione dell’arto fratturato.

Tenere presente che in caso di frattura del femore, l’arto inferiore appare spesso accorciato rispetto al controlaterale, mentre il piede si presenta ruotato verso l’esterno.

Occorre:

*   ricordarsi di immobilizzare con una stecca sufficientemente lunga anche le articolazioni a monte ed a valle del focolaio di frattura ;

           

*   se è appena possibile, occorrerà accostare l’arto sano a quello fratturato e adoperare il primo come stecca, quindi procedere ad una stretta legatura solidale ad entrambi almeno in quattro punti ;

           

*   sorvegliare periodicamente lo stato di nutrizione delle dita dei piedi ed il polso alla caviglia.

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    FERITE DELLA PELLE E DEI TESSUTI MOLLI

Si tratta di lesioni che interrompono la continuità del mantello cutaneo e quella dei tessuti molli sottostanti.

Queste lesioni possono essere trattate inizialmente sul posto quando si è sicuri che, oltre alle lesioni cutanee, non coesistano lesioni non apparenti ma ben più gravi.

Solitamente si distinguono in:

*   ferite da punta per la penetrazione violenta di un oggetto appuntito;

*   ferita da taglio per lesione generalmente lineare da oggetto tagliente;

*   ferita lacero contusa da oggetto dal profilo irregolare che agisca con entrambi i meccanismi;

*   ferite da arma da fuoco.

Trattamento

*   Dopo aver provveduto ad arrestare eventuali emorragie mediante la semplice compressione con materiale sterile, le piccole ferite o le abrasioni vanno lavate, meglio se ad acqua corrente che oltre alla detersione ed alla diluizione allontana meccanicamente anche eventuali corpi estranei presenti e mobili nella ferita stessa o sulla cute circostante. Evitare di applicare polveri cicatrizzanti e cotone emostatico poiché provocano infezioni, croste dure e fastidiose e cicatrici. Consultare il medico se compaiono segni di infezione (febbre e pus) e per eventuale vaccinazione antitetanica.

*   Occorre astenersi dall’asportare eventuali corpi estranei ritenuti.

*   Se i lembi di una ferita rimangono aperti si cercherà di mantenerli uniti con un cerotto o nastro adesivo.

*   Il bendaggio dovrà essere leggermente compressivo.

*   Dopo il bendaggio di un arto occorre controllare periodicamente la presenza di pulsazione a valle.

Le ferite da arma da fuoco non vanno toccate o deterse ma, protette con materiale sterile, vanno trattate nel più vicino posto di pronto soccorso.

FERITE DA CERNIERA LAMPO

Si verificano quando nel chiudere la cerniera la pelle rimane resta imprigionata nella stessa.

Cosa non fare

Non cercare di muovere la cerniera in su e in giù per cercare di liberare la pelle.

Cosa fare

Tagliare con una forbice trasversalmente la cerniera a distanza dalla ferita ed aprirne i lembi.

Applicare impacchi freddi localmente.

FERITE DA SCHEGGIA

Cosa non fare

Non rimuovere una scheggia di grosse dimensioni se conficcata in profondità.

Non estrarre schegge di metallo o di vetro perché potrebbero produrre danni maggiori per i bordi taglienti.

Cosa fare

Tentare di estrarre le scheggia con le pinzette.

Se non è possibile tentare di aprirsi un varco con un ago sterile in corrispondenza di una delle estremità della scheggia. Quindi disinfettare e coprire con un cerotto.

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    BENDAGGIO

Fionda

La fionda è costituita da uno spezzone di fascia tagliata a mezzo

per breve tratto alle due estremità.

Fig.1 I terminali delle due estremità possono essere annodati tra loro.         

Fionda sulla fronte

                    

fig. 2 La parte centrale della fionda viene applicata sulla fronte;    

*   i capi posteriori vengono ricondotti sotto il mento senza essere annodati;

*   i capi anteriori, passano sopra i precedenti e vengono strettamente annodati sull’occipite;

*   i capi posteriori vengono tirati ed annodati in maniera da evitare che la fasciatura scivoli in basso.

Fionda sull’occipite

                    

fig. 3 La parte centrale della fascia viene applicata sull’occipite;       

*   i capi superiori sono condotti verso il mento senza essere annodati;

*   i capi inferiori, passando sugli altri, sono diretti alla fronte ed annodati;

*   i capi superiori vengono tirati ed annodati sotto il mento.

Fionda sul mento

fig. 4 La parte centrale della fionda è applicata sul mento in maniera che il bordo superiore venga a trovarsi appena al di sotto del labbro inferiore mentre:

*   i capi superiori vengono annodati strettamente sulla nuca ed

*   i capi inferiori passando davanti alle orecchie sono tirati ed annodati sul cranio coinvolgendo nel nodo uno o entrambi i capi superiori già annodati sull’occipite.

Fionda al naso

                     

fig. 5 La parte centrale della fionda resta applicata sul naso;  

*   i capi superiori, passando sotto il naso e sotto le orecchie verranno annodati sulla nuca;

*   i capi inferiori, passando sopra i precedenti e sopra le orecchie verranno annodati sull’occipite.

Fionda sull’orecchio

           

fig. 6 La parte centrale viene applicata sull’orecchio contenendolo come dentro una borsa:          

*   i capi superiori avvolgendosi sulla testa vengono annodati sul lato opposto;

*   i capi inferiori dopo aver avvolto il collo si annodano dall’altra parte del collo stesso, in maniera che per guardare la lesione o per rinnovare la medicazione basterà snodare solamente la parte inferiore.

Bendaggio della parte alta del cranio

Per il bendaggio si usa il sistema della minerva con la benda

o si applica il solito triangolo.

La minerva                     Il triangolo         

                                    

fig. 7 La cosiddetta minerva è un bendaggio che copre strettamente tutta la testa, alternando un giro circolare attorno alla fronte e l’occipite con un giro del cranio nel senso antero-posteriore mentre le rispettive piegature avanti ed indietro sono alternativamente fissate dal successivo giro circolare.                 

fig. 7 (bis) Si applica sulla fronte la parte centrale di uno dei bordi rinforzandolo con una piegatura; si annodano dietro la nuca i rispettivi angoli mentre il terzo angolo passando sotto il nodo, pende sulla nuca.